A PESCA CON FABIO DELLA SPORA

 

Mentre di buon mattino sono diretto verso Follonica per fare la conoscenza di Fabio Della Spora mi sembra quasi di andare a trovare un vecchio amico, anche se, in realtà, sto andando ad incontrare per la prima volta un Campione di pesca subacquea del quale fino ad oggi mi sono limitato a seguire le gesta attraverso le pagine delle riviste specializzate. Il motivo della mia strana sensazione è da ricercarsi nel fatto che questo inverno 2000/2001 è stato talmente perturbato ed il mio appuntamento di pesca con Della Spora è stato rinviato, nell’eterna attesa dell’acqua limpida,  tante di quelle volte che Fabio ed io siamo diventati amici per telefono prima ancora di conoscerci di persona. La mente mi corre al ricordo di quella volta sotto Natale in cui Fabio, sapendo che io ero in partenza per Piombino per andare a pesca con Pietro Milano, mi chiamò sul telefonino ridacchiando e dicendomi che era in corso una libecciata storica e che io e Pietro avremmo fatto meglio ad andare a comperare i regalini per Natale. Aveva ragione lui e quell’appuntamento venne rinviato di qualche giorno! Insomma rinvia oggi e rinvia domani alla fine io e  Fabio avevamo deciso di stabilire, in quella specie di avventura meteorologica che sono stati gli appuntamenti per questo Speciale “A pesca con i campioni”, un termine ultimo ed invalicabile per il giorno della Coppa Carnevale, la classica ed importante gara organizzata dal Club Subacqueo di Follonica. Ed eccomi quindi ormai quasi in arrivo a Puntone, una località a quattro chilometri da Follonica dalla quale partirà la competizione. Per me, che sono un vecchio pescatore della domenica, questa è la prima volta in cui avrò l’occasione di assistere dal vivo ad una gara ed è un’occasione molto privilegiata!! Infatti sarò in compagnia del campione che ha vinto le ultime edizioni della Coppa Carnevale e, visto che sono qui per lo Speciale, avrò anche il permesso di stare in acqua con lui per ammirare il suo stile e per cercare di raccontare una gara vissuta accanto al campione che la disputa. Insieme dalla prima all’ultima sommozzata! Cercando di fare in modo che chiunque legge questo pezzo possa sentire di essere stato in acqua con noi. Come dice Jovanotti in una sua canzone sono proprio un “ragazzo fortunato”. Eccomi sul Porto. Vedo già gruppi di subacquei che girano parcheggiando carrelli ed estraendo attrezzature dai borsoni. Fermo la macchina e proprio in quel momento vedo arrivare Fabio con il suo fuoristrada verde. Ci stringiamo forte la mano. “l’acqua è torbida” dice subito. Purtroppo il vento da nord degli ultimi giorni ha ceduto e ci ritroviamo una onda lunga in scaduta da sud ovest che ci farà trovare un’acqua torba da far paura”. Mi stringo nelle spalle e dico “Fabio si vede che era destino!”.

 Mi guardo intorno affascinato. E’ la prima volta che mi trovo nell’ambiente di una gara. E’ molto bello. Tutti i ragazzi (giovani e meno giovani) che si stanno preparando e che stanno armando i gommoni scherzano tra di loro e giocano con sfottò e battute al fulmicotone. Certo non è come andare a pescare per conto proprio, con quella poesia malinconica della solitudine sul mare; ma pur essendo una cosa completamente diversa è altrettanto bello. Fabio Della Spora parla tranquillamente con me, completamente rilassato, e non sembra per niente influenzato dall’atmosfera agonistica. Ridacchia e dice: “Non so se avremo un barcaiolo. Dovrebbe venire un ragazzo che non conosco”. Io sgrano gli occhi e penso che è davvero una persona troppo simpatica. Indossiamo le mute su uno spiazzo erboso vicino alle macchine e gli chiedo: “ma in questo periodo di tempo brutto come ti sei allenato?”. “In nessuna maniera” mi risponde “più che altro sono ingrassato” e si tocca i fianchi alzando ironicamente le sopracciglia. Non sono sicuro che stia dicendo la verità, forse scherza…. Intanto mi parla delle caratteristiche del golfo di Follonica e mi dice che si tratta di un’ampia piattaforma di bassofondo che si estende per chilometri con batimetriche entro i quindici metri. “qui si pesca bene d’inverno quando c’è l’acqua limpida oppure in piena estate quando praticamente non si può andare da nessuna altra parte a causa dell’eccessivo traffico nautico. Nelle mezze stagioni invece vado a cercare qualcosa di diverso all’Elba o alle Formiche di Grosseto. Effettuo aspetti sul tramonto per i dentici (il cosiddetto Calasole) oppure aspetti nel blu alle palamite. E’ una bellissima pesca mi dice sorridendo con vero gusto.”

Ormai abbiamo indossato le mute e siamo arrivati al gommone. Intorno a noi la folla degli agonisti si fa più concitata e si affretta intorno ai gommoni, già tutti in acqua, per gli ultimi preparativi. Fabio sembra completamente imperturbabile e mi guarda con il suo consueto sorriso, ad un tempo placido ed ironico: “Sarebbe stato meglio se la gara fosse cominciata più tardi. Io  la mattina sono lento a carburare e soffro i  primi tuffi”. Annuisco con decisione “Io la mattina dormo in piedi e non respiro per niente: figurarsi l’apnea!”

Saliamo in gommone e, come per miracolo, arriva il simpatico ragazzo che fungerà da barcaiolo di Fabio. “Non ho mai partecipato ad una gara di pesca” dice subito il giovane. Fabio gli sorride calmo ed imperturbabile come sempre: “Basta che sai portare il gommone” e gli stringe la mano.

Quando diamo di manetta al motore  tutti gli altri gommoni sono già quasi arrivati al centro del campo di gara nel punto in cui sarà dato il via alla competizione. Intanto Fabio continua a scherzare sull’acqua torbida. “Pescherai con il corto e la fiocina?” gli chiedo. “Certo” risponde “Credo che non ci sia altro da fare con quest’acqua. E’ gialla!”.

 Scatto qualche foto  mentre al mio fianco Fabio sta lanciando il gommone a tutta verso gli altri gommoni che si vedono fermi in lontananza. Ci lasciamo sulla destra il profilo del Golfo con le case di Follonica che si stagliano molto evidenti lungo la costa. Butto l’occhio sulle armi che Fabio ha portato per la gara: ci sono due arbalete lunghi e due oleopneumatici con le fiocine. I fucili ad aria sono un settanta ed un cinquanta. Nessuna delle armi ha un aspetto nuovo o particolarmente curato. Il corto ad aria è completamente avvolto di nastro isolante nero e morbido. Ne chiedo il motivo a Fabio mentre ci stiamo fermando in mezzo agli altri gommoni pronti per il via. Mi risponde che quello è un fucile vecchio e che l’aveva avvolto con il nastro in un periodo in cui tale accorgimento andava di moda in quanto si riteneva che evitasse i rumori quando per caso si sbatteva il fucile sugli scogli. “Ma in realtà non credo che serva a niente” conclude scrollando le spalle.  La gara sta per cominciare ed io a differenza di Fabio mi sento abbastanza emozionato. C’è elettricità nell’aria e negli sguardi tesi e concentrati dei subacquei. Ecco sento la voce del giudice che grida “VIAAA!!!”. Tutti i gommoni partono a manetta! Decine di scie si aprono nelle onde. Scie d’argento di cuori lanciati all’avventura, una cosa molto bella! E il più favorito del lotto dei partecipanti, nonché vincitore a ripetizione della gara, cosa fa? Parte con calma e per ultimo e con il solito sorriso ironico e scanzonato dipinto sul viso. Sembra quasi dire che se sarà destino il pesce si troverà e se no è inutile correre. Mi fa talmente impressione vedere Fabio così distaccato ed assolutamente calmo (come io non sono nemmeno quando sto in poltrona a casa mia) che mi viene da fargli una domanda stupida. “Dimmi un po’ Fabio. Ma quando tu devi partecipare ad una competizione importante prepari la gara o sei uno a cui piace buttarsi e pescare”. Si gira e mi guarda con un espressione se è possibile ancora più ironica di quella abituale e mi risponde soltanto: “preparo, certo che preparo”. Come dire: ma che mi hai preso per fesso? Gli sorrido in segno di scusa. E’ veramente un Campione ed un Personaggio!

Arriviamo sul primo segnale proprio davanti a Follonica e ci buttiamo in acqua. In superficie ci sono tre o quattro metri di visibilità ma sul fondo non più di due. Fabio cerca con fatica il punto che ha individuato con le mire scritte nel suo quadernone plastificato. Facciamo le prime sommozzate. Non si vede girare un pesce ma nemmeno un pesce piccolo. In superficie l’onda lunga crea ampie vallate d’acqua seguite da rotonde colline d’onda. Sul fondo intorno ai dieci metri si balla una lenta danza d’onda che smuove il pulviscolo e rende le tane quasi impraticabili e vuote. “Peggio di così non potrebbe essere” dice Fabio sollevando brevemente la testa dall’acqua e si capisce che la cosa non lo preoccupa per niente. Francamente è una di quelle giornate in cui se fossi a pesca per conto mio mi sentirei sicuro di non prendere niente, ma siccome sono con Fabio Della Spora mi aspetto il miracolo da lui. Mi aggiro desolatamente dietro al Campione che scivola sornione tra gli scogli. Soltanto qualche perchia e qualche donzella sottosviluppata ci fanno compagnia. Il tratto di fondale in cui ci troviamo è deserto ma molto bello e pieno di profondi spacchi. Fabio in varie sommozzate successive va a visitare alcune tane in rapida successione ignorandone ostentatamente altre che pure sembrerebbero belle. Io lo seguo come un atto di fede, ma in giro non vedo una pinna. Si inserisce con la torcia in una tana di media grandezza e, mentre io sono appostato a non più di un metro da lui, lo vedo irrigidirsi brevemente e sento lo scatto secco del pistone. Ha sparato! Subito la tana si riempie di pulviscolo che esce anche fuori  in grande quantità. C’è qualcosa di grosso che si sta dibattendo là dentro. Un grongo? Fabio si inserisce meglio, afferra questo misterioso qualcosa con cura ed energia e comincia ad estrarlo. Eccolo lo vedo è un sarago di almeno ottocento grammi. Bellissimo. Ma come ha fatto? Sono pieno di ammirazione. Il pesce è colpito in coda e tenuto male dalla fiocina e Fabio lo trattiene con molta accuratezza per non correre rischi di strapparlo. Appena in superficie non riesco a trattenere la domanda che ognuno avrebbe fatto al posto mio ad un Campione che ha appena catturato davanti ai miei occhi un grosso pesce in un fondale apparentemente deserto. “Ma con che criterio hai scelto quella tana in mezzo ad altre cento tutte vuote?”. Fabio alza gli occhi dal sarago mi guarda e mi sorride ironico “Perché la conoscevo” risponde ” Ce ne ho presi tanti. E’ ovvio”. Sono veramente ammirato di questa persona. Poteva darmi una risposta ad effetto per la platea ed invece mi ha detto la verità con la massima semplicità. Ed è una verità che la dice lunga sul suo straordinario tasso tecnico, infatti trovare in mezzo ad un tavolato un buco preciso con due metri di visibilità non è da tutti. Bisogna conoscere il fondale come le proprie tasche ed avere una padronanza assoluta.  Dopo qualche altra sommozzata in zona risaliamo sul gommone per spostarci e questa volta sono io che ho una intuizione profetica. “Mi hai detto che l’anno scorso hai vinto con venticinque” pezzi gli dico “viste le condizione penso che quest’anno cinque dovrebbero bastare”. Fabio fa una smorfia di approvazione e dice: “Lo penso anch’io”.

Ci spostiamo più a nord su un nuovo segnale. L’acqua sembra ancora più torbida. Entriamo in mare e, in una delle prime sommozzate, un veloce saragotto si infila in una spaccatura prima che Fabio in caduta riesca ad allineare. Allora il campione comincia a esplorare delle lunghe crepe verticali nella roccia ed io con lui. La mia apnea è abbastanza dignitosa e su queste batimetriche basse tra gli otto ed i dieci metri riesco a stargli dietro con facilità. Fabio scorre le spaccature verticali ed io lo seguo, anzi ad un certo punto gli sono quasi davanti. Mi cade l’occhio nella crepa e vedo un dorso scuro. E’ un sarago e grosso pure! Mi immobilizzo cercando di non muovere più nemmeno un muscolo. Fabio è ad un paio di metri dietro di me? Lo avrà già visto? Sono terrorizzato dall’idea di spaventare il pesce e rovinargli la gara e resto fermo come se fossi diventato una statua, senza avere nemmeno il coraggio di guardare. Lo scatto secco dell’oleopneumatico di Fabio mi scuote. Mi giro. Vedo che ha catturato il saragone con un tiro perfetto e mi sembra quasi che i suoi occhi ironici sorridano anche sott’acqua. In superficie Fabio si passa il pesce in cintura e riprende a sommozzare lungo la spaccatura. In questa seconda zona c’è abbastanza movimento di pesce. Occhiate e mangianza incrociano da tutte le parti e si notano anche parecchi saraghi piccoli. Mi sembra un punto buono nonostante la giornataccia; inoltre ci stiamo ritrovando anche in una chiazza di  acqua più chiara e la visibilità migliora. Infatti di li a poco ecco un altro grosso sarago fulminato lungo la spaccatura. Fabio Della Spora decide di spostarsi e chiama il gommone. Ma colpo di scena! Il gommone non parte. Un inconveniente elettrico? Risaliamo a bordo e Fabio è imperturbabile. Sorride e scherza come se niente fosse mentre siamo in panne al centro del golfo di Follonica e in piena gara. Arriva un gommone dell’organizzazione con un esperto meccanico. Fabio si gira verso di me sorridendo pieno di serena bonomia e mi dice: “Pare proprio che io debba per forza pescare qui”.  Poi mi indica il meccanico (che è un suo amico come praticamente tutti a Follonica) e mi strizza l’occhio: “Ti ricordi la canzone di Battisti? Quella dell’amico meccanico che sapeva riparare qualsiasi cosa? Ebbene lui è così! Possiamo tornare in acqua tranquilli”. E ci ributtiamo. Ritorniamo sulla zona di crepe verticali che sono alternate a catini e scendiamo di nuovo insieme più volte. In una delle immersioni, mentre Fabio è poco lontano, vedo un grosso verdone in un catino. Se avessi avuto il fucile non avrei preso cappotto oggi. Ritorno in superficie e, mentre sono distratto dal pensiero del verdone, Fabio scende ancora una volta. Sento dall’altro il rumore secco del fucile ad aria: “Un altro pesce penso”. Ed infatti ecco Fabio riemergere. E’ ancora un grosso sarago! E sono quattro pezzo grossi!

Ci fanno segno dal gommone. Il motore può ripartire. Risaliamo, Fabio da manetta e voliamo verso un altro segnale. Una volta in acqua vediamo che il torbido ormai è arrivato al suo apice. Il fondo è avvolto in una nuvola di sedimento che balla la samba delle onde lunghe. Non ci vediamo nemmeno tra di noi e Fabio si ritrova un metro davanti ad un sarago da chilo senza vederlo. Ne percepisce solo all’ultimo momento l’immagine dell’occhio ma non fa a tempo ad allineare. Ormai è una pesca corpo a corpo. Poco dopo il Campione esplora una tana con la torcia e nella fitta nebbia vede dei pallini verdi. “Cosa ci può essere a pallini verdi dentro una tana di roccia?” mi dirà poco dopo ridendo “Un tordo per forza! Così ho sparato e l’ho catturato”.  Siamo ormai nell’ultima ora di pesca e le notizie che arrivano dai gommoni di passaggio dicono che quasi nessuno ha preso pesce. Fabio dovrebbe essere in vantaggio. Ancora qualche tuffo in cui Fabio si inserisce sotto delle profonde lastre. Lo vedo scomparire sotto la roccia e muoversi come se stesse cercando di prendere la mira. In effetti ha visto un sarago, come mi dirà in seguito, ma non riesce ad inquadrarlo perché la tana è piena di pulviscolo.

Non appena risaliti in gommone ci guardiamo e Fabio dice “Basta! Quest’ultima mezz’ora gliela regalo, andiamo a farci due foto”.

Poco dopo siamo di rientro in mezzo ai gommoni dei subacquei che scaricano le attrezzature e si sbirciano reciprocamente i carnieri. Mi sento pieno di allegria. “Come ti pare l’ambiente delle gare?” mi dice Fabio. “Bello” rispondo “non credevo che fosse così allegro e simpatico”.

Al rito della pesatura basta una occhiata agli scarsi carnieri per capire che Fabio Della Spora ha vinto ancora una volta la Coppa Carnevale e proprio con cinque pezzi secondo quanto da me profetizzato all’inizio della gara. Fabio mi guarda, capisce quello che sto pensando, e ci strizziamo l’occhio. Intorno a noi l’atmosfera è estremamente festosa, colorata e allegra; con i bambini in costume di carnevale che si mescolano alla folla degli agonisti.  Fabio Della Spora conversa amabilmente e scherza con tutte le decine di amici ed estimatori che affollano l’area della premiazione. E’ tranquillo ed imperturbabile come sempre, ma sorride con gli occhi e si capisce che è contento. Anche io sono felice, avevo paura di rovinargli la gara con la mia goffa presenza ed invece tutto è andato per il meglio.

Siamo al momento della premiazione e Mentre Fabio Della Spora riceve coppe e premi vari la gente subacquea di Follonica lo festeggia con applausi e battute scherzose.

Poco dopo tutto è finito e  ci salutiamo con la promessa di andare insieme a prendere qualche sarago non appena l’acqua si schiarirà un pochino. Si sentono le voci degli amici e compagni di circolo che chiamano Fabio per la foto finale di gruppo.

Gli stringo un’ultima volta la mano e si allontana ma, dopo un istante, ritorna: “guarda che vogliono anche te, mi dice”. Mi sento veramente commosso e mi mescolo con orgoglio ai miei amici subacquei di Follonica per la foto ricordo di una magnifica giornata passata insieme liberi e felici sul mare, con il cuore nelle scie spumose dei gommoni.

 

Gherardo Zei

 

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