RISPOSTA
DI EDUARDO MARCHESE ALLA LETTERA DI VELLA
Esimio prof. Vella,
mi dispiace non averla incontrata domenica alla "coppa carnevale",
sono arrivato lungo
all'iscrizione e ci siamo incontrati e salutati in macchina lungo il
vialetto del porto.
Peccato per quel ventaccio, ero venuto là oltre che per la gara anche, e
soprattutto, per
conoscerLa e per poter parlare con Lei.
Ci sarà sicuramente un'altra occasione, ciò nonostante approfitto
dell'opportunità
concessami dal suo post per risponderLe. Per comodità riporto il testo del
discorso
andato in onda su rai tre, durante la trasmissione di Geo&Geo, in cui il
sottoscritto
istruttore federale di pesca in apnea e promotore dell'iniziativa Boa-Day,
spiega con
parole semplici e concetti semplici un messaggio, che avrebbe richiesto
termini più
tecnici, ma non efficaci su un pubblico di "non addetti" alla
pesca in apnea. Viste le
mail di congratulazioni e gli sms ricevuti da persone a me
sconosciute,traggo la
conclusione che il messaggio ricevuto è stato valido, e gradito, e non un
semplice
piuttosto.
">la pesca in apnea si svolge senza bombole, trattenendo il fiato.
quali sono i rischi
principali?
-i rischi principali sono qualsiasi imprevisto si può incontrare
trattenendo il fiato,
quindi in una situazione limite. per questo è importante andare a pesca in
coppia, anche
perché può capitare di ammirare delle scene meravigliose e rimanerne
completamente
estasiato, rapito. Così succede di scordarsi di dover salire a respirare,ma
per noi è
necessario, essendo animali terrestri che abbisognano aria per sopravvivere.
>Eduardo ti faccio una domanda:
tu che dici di mare il mare, perché non ti basta osservarlo con una
macchinetta fotografica, ma senti il bisogno di sparare?
- provo un amore sviscerato per il mare fin dall'età di questi bambini che
sono qui in
studio. per me catturare la mia preda è solo il compimento di una
lunghissima azione che inizia molto prima , fuori dall'acqua, dagli
allenamenti, dall'etica, dai percorsi
didattici federali. entro a far parte della catena alimentare, divento un
anello di essa.
".Alla luce di quanto riportato mi sembra doveroso dover fare un paio
di considerazioni,
prima fra tutte la quantità consistente di informazioni e temi trattati,
come sicurezza in
mare, pesca in coppia, seguire una didattica. Non ci si improvvisa pescatori
in apnea,ma ci vuole tempo, costanza, dedizione, allenamento, conoscenza,
etica ma soprattutto amore per il mare, che la maggior parte di noi nutre
fin da piccoli...
Il discorso catena alimentare non è negativo come si potrebbe pensare, ma a
mio avviso l'unico possibile. Non è possibile entrare in un programma di
ambientalisti e dire :"quando sparo ad un pesce sono contento". Si
scoperchierebbe una "pentola ideologica" che richiederebbe puntate
su puntate, ma nessuno ce le concederebbe mai. Il risultato sarebbe stato
quello di darsi la zappa sui piedi, dicendo mezza cosa, detta male e senza
far passare messaggi più importanti. Nel backstage una risposta grosso modo
simile data da uno che stava là ha scatenato un mezzo putiferio. Ho quindi
deciso di esprimere quello che è lo spirito con cui molti di noi affrontano
il mare oggi giorno.
Quando entro in pesca, il mio istinto primordiale, atavico di
cacciatore/predatore si libera. Non c'è più l'uomo d'ufficio e città, ma
un animale anfibio che si muove sinuoso fra i fondali cercando la sua preda,
curando il suo areale di predazione, mentre imita i pesci per migliorare il
proprio stare in acqua, le tecniche di predazione, diventando
osservatore/predatore. Per questa ragione divento un anello di una catena
alimentare, perché come gli altri componenti metto la mia vita in acqua,
facendo la massima attenzione alla sicurezza, tradotto in termini predatori
alla sopravvivenza. Il leone così, come i predatori marini , durante
un'azione di caccia, predano sapendo che anche loro possono essere insidiati
o che un semplice infortunio può avere risvolti fatali (es: ferita o
rottura di una zampa per un leone vuol dire perdita dello scatto e quindi
morte per fame; per i pesci può essere l'incontro con un predatore più
feroce, tipo la spigola che corre appresso a un cefalo ed incontra un serra,
mentre il pescatore in apnea ha infortuni come sincopi, barotraumi , oppure
incappare in spezzoni di rete abbandonati, un motoscafo, o un predatore più
feroce(vedi mari tropicali) etc...tutti dai risvolti probabilmente fatali
(per questo è importante seguire una didattica)). Queste condizioni non
sono assolutamente paragonabili ad uno che pesca in superficie, che non
arriverà mai alle nostre condizioni, non sarà mai anello di una catena
alimentare, ma sfruttatore.
Questo messaggio è arrivato, ma nei limiti di tempo avuti, tolto il tempo
per fare la domanda avrò avuto a disposizione si e no poche decine di
secondi. Per ora, entrando in punta di piedi, abbiamo esposto una realtà
che prima molti telespettatori ignoravano, come la pratica in apnea non con
le bombole, la pesca di giorno e non di notte, il selettivo impatto
ambientale ed il resto descritto sopra.
Certamente si poteva fare di più, ma sarebbe stato necessario più tempo.
Per ora accontentiamoci di questa piccola vittoria, visto che è la prima
volta che si entra in una trasmissione di ambientalisti su rete statale e si
parla della nostra categoria.
A chi ha mosso la critica per la non rappresentazione della boa segna sub
ricordo che era mio interesse, come responsabile del Boa-day parlarne, ma
avrei levato spazio ai temi suddetti, quando invece con la redazione ci
siamo messi d'accordo per un prossimo incontro al fine di mostrare al
pubblico di Geo&Geo tale argomento.
Questo è un altro ottimo risultato. Spiegato l'arcano Le porgo i
miei più sinceri saluti.
Istr. FIPSAS pesca in apnea
Eduardo Marchese