Follonica 31.01.2011

 

CONFERENZA SUL TEMA  “  INCIDENTE IN APNEA………..TARAVANA ? “

 

Venerdi 28 gennaio, presso la sede del Circolo Sub LNI Follonica situata in Via Zara n°  6, in collaborazione con il GRUPPO EXTREME del CNR IFC, SSSU, UNIPI, ISTITUTO CNR, il MASTER DI MEDICINA SUBACQUEA ED IPERBARICA e la SCUOLA SUPERIORE SANT’ANNA DI PISA,  si è tenuta una conferenza su uno dei problemi che ultimamente ha interessato diversi atleti, anche di livello mondiale, che praticano  la pesca in apnea.

Davanti ad un folto pubblico composto da apneisti provenienti da tutta la Toscana e da personaggi di spessore come la dott.ssa Maria Silvia Amadii in rappresentanza della FIPSAS Nazionale e del dottore iperbarico Paolo Tanasi, lo staff tecnico della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa composto dal Dott. Claudio Marabotti, dall’Ing. Remo Bedini e l’Istruttore sub dott. Mirko Passera, ha presentato le varie teorie sulle origini del Taravana che sono attualmente allo studio presso il centro iperbarico.

Le varie slides, presentate e sapientemente illustrate, hanno dato vita ad una serie di domande pertinenti rivolte dai subacquei intervenuti, dai medici presenti e dagli ospiti qualificati come il presidente del Circolo Sub Nettuno Cecina Dott. Sforzini , a cui sono state date risposte esaurienti ed aperto interrogativi su questo argomento in continua evoluzione.

A fine conferenza ( che i relatori, con molta modestia chiamavano chiacchierata ) il Presidente del Circolo Sub LNI Cav. Luciano Benini ha voluto omaggiare i relatori della serata e la dott.ssa Amadii con un ricordo della serata che vuole essere l’inizio di un percorso scientifico da proseguire sinergicamente fra la FIPSAS, l’Istituto di Fisiologia Clinica CNR di Pisa ed il Circolo follonichese che già ad ottobre 2010 si era prestato per una serie di test effettuati prima e dopo una competizione di pesca in apnea.

Salutandosi sotto questi auspici, i relatori hanno lasciato una sintesi scritta della serata che raccoglie le ultime tesi riguardanti il problema mettendosi a disposizione di quanti per studio, conoscenza diretta, passione, ricerca o interessi personali volessero contattarli.

 

SINTOMI NEUROLOGICI ACUTI DOPO APNEA PROTRATTA

(IL “TARAVANA”)

 

 

                            Claudio Marabotti, Remo Bedini, Mirko Passera

Istituto di Fisiologia Clinica CNR; Scuola Superiore Sant’Anna – PISA

 

Esistono casi ben documentati di sintomi neurologici insorgenti acutamente in soggetti che fanno immersioni in apnea particolarmente impegnative per l’elevata profondità o per il loro numero elevato. In particolare, questa sindrome è stata descritta in pescatori professionisti di perle ed è stata denominata Taravana.

Le caratteristiche cliniche salienti del Taravana sono l’esordio durante o subito dopo la fine dell’attività subacquea, la sintomatologia suggestiva per lesioni cerebrali e la documentazione con esami radiologici di piccole lesioni multiple a livello del cervello.

Per diverso tempo il Taravana è stato interpretato semplicemente come il risultato di un accumulo di azoto conseguente alle ripetute (ancorché brevi) esposizioni iperbariche; in pratica una vera e propria malattia da decompressione.

Diverse ipotesi però sono da prendere in considerazione:

-       Malattia da decompressione: in realtà questa “storica” ipotesi appare improbabile per diversi motivi. Innazitutto lo sviluppo di bolle nel tessuto cerebrale è ostacolato dall’elevato flusso di sangue tipico del cervello. Inoltre l’osservazione di bolle gassose nella circolazione venosa di apneisti non è stata dimostrata in maniera convincente (mentre è un riscontro comune dopo immersione con ARA anche in subacquei asintomatici). In occasione dell’ultimo campionato nazionale di Pesca Subacquea organizzato dal Circolo Sub LNI di Follonica (GR) nell’ottobre 2010, abbiamo studiato con ecocardiografia.Doppler 21 subacquei dopo la intensa attività subacquea in apnea legata alla gara (70-100 tuffi a profondità medie di 10-13 metri in 3-5 ore). In nessun soggetto è stata osservata la presenza di bolle gassose circolanti. Questo dato conferma altri precedenti studi che avevano avuto riscontri negativi dello stesso tipo.

-       Infine, la sintomatologia neurologica tipica della malattia da decompressione è di tipo midollare (cioè con lesioni a livello del midollo spinale) e non cerebrale come invariabilmente si osserva nel Taravana.

-       Microlesioni cerebrali da elevazione improvvisa della pressione arteriosa: in uno studio effettuato durante immersione in apnea profonda simulata in camera iperbarica è stata documentata una elevazione estremamente marcata della pressione arteriosa. In tale situazione può essere ipotizzata la rottura di piccoli vasi sanguigni cerebrali dando così origine alla sindrome. In realtà, un recente studio effettuato con un sistema di misurazione della pressione più affidabile ha smentito che l’immersione in apnea si accompagni a quella elevazione spiccata della pressione arteriosa.

-       Embolia gassosa da aria: questa ipotesi si basa sul riscontro di bolle gassose in un subacqueo deceduto dopo immersione prolungata in apnea. In teoria, la elevata distensione polmonare tipica dell’immersione in apnea (specie se viene praticata la tecnica dell’inspirazione glosso-faringea) unita alla congestione polmonare legata al blood-shift può favorire piccole lacerazioni polmonari attraverso cui bolle d’aria possono entrare in circolo e determinare fenomeni embolici. A favore di questa ipotesi gioca anche la sintomatologia cerebrale e la comparsa dei sintomi durante o subito dopo l’attività subacquea (entrambe caratteristiche dell’embolia gassosa da aria osservata durante immersione con ARA).

-       Infiammazione delle piccole arterie cerebrali: questa ipotesi è stata proposta per la somiglianza delle lesioni cerebrali osservate con la Risonanza Magnetica Nucleare in soggetti colpiti da Taravana con quelle descritte in pazienti affetti da vasculite (cioè una infiammazione delle arterie di piccolo calibro che irrorano il cervello). Non ci sono dati sperimentali che consentano di confermare questa (che rimane una interessante ipotesi di lavoro).

In conclusione, non ci sono dati certi che possano spiegare l’origine del Taravana. La sintomatologia e le caratteristiche di comparsa dei disturbi sembrano indicare l’embolia gassosa da aria come ipotesi più probabile. La possibile origine infiammatoria (“vasculite”) risulta interessante (qualora confermata) perché consentirebbe di identificare soggetti a rischio (quelli con esami del sangue che indichino uno stato infiammatorio preesistente) e di trattare i soggetti colpiti con farmaci anti-infiammatori.

 

                                                                                          Antonino Vella

 

e-mail: info@lnisubfollonica.it

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