DOMENICA  20 NOVEMBRE  2011

 

   

40° TROFEO CLUB SUB GROSSETANO      Talamone

 

Erano ormai diversi anni che la costa di Talamone, compresa tra Capo d’Uomo  ed il Frontone dell’Uccellina, non era teatro di una competizione subacquea  ed il Club Sub Grossetano, per onorare il suo 40° Trofeo, infrangendo una tradizione che voleva l’Argentario campo ideale per la selettiva, ha deciso di spostarla proprio sotto i monti dell’Uccellina.

Ottima la logistica favorita dall’ampio  scivolo con relativo parcheggio del porticciolo di Talamone e giornata che si preannuncia favorevole dato che le condizioni meteo danno un leggero scirocco entrante .

A sentire coloro che hanno visitato il campo nelle giornate precedenti c’è  molto pesce stanziale ed in movimento accompagnato da una visibilità intorno ai 4/5e talvolta 6 metri che sono più che sufficienti date le profondità medie di pesca di Talamone intorno agli 8/10 metri.

Sbrigate le solite pratiche della consegna dei tesserini, 38 atleti provenienti da 15 ( praticamente tutti)  circoli della Toscana, verso le ore 9 prendono il largo  a bordo di 14 gommoni sotto la direzione dell’inossidabile Silvano Paganucci e del Giudice Federale Mauro Pugliese.

Appena usciti fuori dal porto ci rendiamo conto che il “leggero  scirocco”  entrante è preceduto da un’onda lunga , alta almeno un metro, che getta nello sconforto i più.

Con tale situazione , infatti, i bassi fondali di posidonia, tufo, fango, rocce e grotto vengono agitati e le acque già normalmente poco limpide, si tingono di un bel color latte con un tocco di caffè.

Alle ore 9,20 viene dato il segnale di inizio al centro del campo di gara ( sulla zona delle Cannelle ) e, grazie al regolamento particolare che prevede il primo spostamento, i gommoni si aprono a ventaglio consentendo a tutti gli atleti di immergersi nei punti preferiti e, cosa più importante, non concentrati su un solo posto con il conseguente intrighio di palloni e scorrimento,gli uni sugli altri del sotto-costa.

Alcuni si dirigono decisi verso il lato più a Nord del Frontone, altri si fermano e si sparpagliano alle Cannelle ,mentre alcuni tornando indietro, si dirigono verso Capo d’Uomo.

Appena immersi ci rendiamo conto delle difficoltà che avremmo incontrato durante la competizione; infatti, come tristemente previsto, l’acqua è densamente opalescente e dal fondo salgono nuvole di fango che rendono l’ambiente, se possibile, ancora più opprimente.

Ma il desiderio del risultato consente a tutti di rimanere in acqua ( fosse stata una pescata normale sono certo che tutti avrebbero desistito e deciso per mete migliori!) e portare a termine quella che, a mio modesto parere, è la selettiva più straordinaria cui abbia mai preso parte  dal 1972 ad oggi         ( anche se io ,alla fine, non avrò preso un solo pesce).

Ovviamente di pescare sotto costa non se ne parla nemmeno dati i marosi e l’impossibile torbidità dell’acqua; la fascia migliore, che consente un minimo di visibilità, corre dai 100 metri verso il largo dove l’effetto risacca è minore ed in alcuni punti , sul fondo,si vedono anche …due metri.

Ma gli atleti continuano imperterriti ad immergersi sperando di cadere sul posto giusto dove, grazie ad interminabili aspetti, qualcuno inizia ad inanellare prede valide.

Alla fine, infatti saranno 23 gli atleti in classifica sui 38 partecipanti ( poco meglio  dei 18 su 32 dell’Isola d’Elba ), ma la varietà e la mole di alcune prede daranno alla competizione un lustro unico e andranno ad avvalorare la tesi di chi afferma che, comunque, il campo di Talamone è da ritenere uno dei più validi per le selettive di zona.

Dopo un simpatico e corroborante pasto servito , a tavola, all’interno di un localino sul porto, inizia la pesatura degli eccezionali carnieri tra la curiosità, l’interesse e la meraviglia di numerosi curiosi intervenuti e degli stessi atleti che , alla fine, potranno dire di questa gara…”io c’ero”.

Vengono pesati diversi carnieri con 5 prede ed altri ancora con un numero minore e fra questi il carniere di Graziani Gabriele che porta un dentice di Kg 5,800 che, ovviamente, scatena applausi e consensi fra tutti gli intervenuti.

La vittoria avrebbe potuto essere sua se, fra un’ovazione generale e la gente che accorreva per vedere cosa era successo, Michele Rapezzi del Gruppo Apneisti Senesi, non avesse sollevato ( con evidente fatica ) due enormi lecce che al peso faranno fermare l’ago a poco più di 19 Kg l’una e a oltre 24 kg l’altra.

Queste due prede consentiranno al Rapezzi di aggiudicarsi la prova con 9900 punti ( infatti il peso massimo da attribuire ad una preda è 15 volte il coefficiente gara, nel caso gr.300 ) e metteranno al 2° posto Graziani con 7082 punti ottenuti assommando ai 4500 del dentice, i 1000  di bonus come preda  di qualità ed altre quattro prede.

Al terzo posto Granchi Diego con 4837 punti seguito da Lippi Francesco con 4032 e da Orsi Sascha con 3879 punti.

Seguono Manciulli Stefano 6°, Poggi Sandro 7°,  Giudici Simone 8°,  Ghini Stefano 9° e Grassellini Matteo 10°.

La combinazione incredibile è anche che nei primi 10 posti ci sono atleti  di 9 circoli diversi e nei primi 15 figurano atleti di ben 12 società; primo fra gli organizzatori, è proprio il decimo ( Grassellini )a dimostrazione che il campo di gara è aperto a tutti i risultati possibili tant’è che troviamo il grossetano Zanaga al 13° posto davanti al portacolori di Apnea Magazine Massimiliano Volpe.

Grande la soddisfazione degli organizzatori che sono riusciti a portare a termine la prova dando dimostrazione di organizzazione, partecipazione e competenza mettendo in risalto la validità di un campo che da troppi, erroneamente,  viene considerato di minore importanza.

In altri momenti, visto il valore e la consistenza della preda, il commento particolare e l’intervista di rito sarebbe stata a Graziani con il suo denticione di 6 kg e a Sascha che con il 5° posto di oggi mette già una seria ipoteca sulla qualificazione ( ora Sascha si tocca…..); purtroppo per loro, il carniere, unico nella storia delle selettive, di Rapezzi  merita un riguardo particolare perciò ci facciamo raccontare da Michele l’evolversi delle catture.

Con la serenità e la tranquillità che gli sono dote personale ( oltre ad essere un apneista di valore è titolare del Jhonatan Diving che opera a Follonica) e con la voce che maschera a fatica l’emozione, inizia il racconto.

“ All’inizio della gara mi sono diretto al Frontone insieme ad altri atleti e sono stato scaricato piuttosto al largo e, volendo raggiungere il sotto-costa prima di altri, ho iniziato a pinneggiare con lena senza però tralasciare di guardare il fondo nella speranza di intravedere il chiarore  di qualche roccia.

Percorse poche decine di metri , ho notato una “ palla “ di mangianza che si muoveva nervosamente per cui, solo per non lasciare nulla di intentato, ho pensato di immergermi a mezz’acqua e provare un aspetto.

Neanche il tempo di equilibrarmi che mi si è presentata, in tutta la sua maestà e brillantezza, la prima leccia ( quella “piccola” di kg 19 ) che mi ha mostrato il fianco e che ho colpito subito dietro la branchia destra.

La reazione è stata violenta , ma breve per cui sono riuscito ad averne ragione nel giro di 5 minuti; mentre la passavo dall’asta al cavetto del pallone ( infatti in cintura gli avrebbe data un po’ di fastidio) ho visto sfilarmi sotto la pancia altre 3 o 4 pescioni .

Ho cambiato fucile, armato alla seconda tacca, ed ho insistito nel fare altri aspetti con la consapevolezza di chiedere un po’ troppo alla fortuna.

Ma si sa, la fortuna aiuta gli audaci e, sul finire dell’ennesimo aspetto, mi si è presentata la seconda leccia che, molto sospettosa, ha invertito rapidamente la marcia tentando la fuga.

Pensando che non mi si sarebbe più presentata un’altra possibilità, le ho sparato da dietro colpendola in pieno, a fine corsa.

Ovviamente mi è sparita nel torbido e solo la trazione della sagola mi dava la speranza della cattura; dopo una buona ventina di minuti sono riuscito ad afferrarla sotto le branchie e, accostandola al corpo con la testa rivolta verso la superficie, sono riuscito ad agganciarla al pallone.

Sul torace porto ancora ( e mi fa vedere come una ferita  di guerra ) i segni delle spine dorsali che, nel tentativo di liberarsi, mi ha lasciato e che ,un pochino, fanno ancora male.

Ovviamente il dolore lasciato dalle spine è sicuramente lenito dalla gioia delle catture e dalla consapevolezza della fama conseguente a questa azione .

Ora sarà duro ripetere tali performances od, anche, solo mantenere il livello che tutti si aspettano dopo un simile exploit; siamo certi , però che Michele si adopererà per mantenere fede all’immagine creatasi cercando di non mancare alle prossime selettive essendo diventato “l’uomo da battere”.

Arrivederci alla prossima primavera( a maggio 2012) alla ripresa e alla conclusione delle selettive.

 

                                                                                                                       

                                                                                                                                       Antonino Vella

e-mail: info@lnisubfollonica.it

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